Intervista a Don Marco Eusebio, parroco di Rogoredo - da 415Express nr. 3/2010

20.02.2010 00:00

Disponibile e cordiale, don Marco Eusebio, classe 1967, è da novembre il nuovo parroco della chiesa della Sacra Famiglia a Rogoredo; e si è catapultato nella sua missione con entusiasmo e dedizione.

Riusciamo ad incontrarlo al termine di una settimana di formazione per i nuovi parroci.

Voi sacerdoti avete qualcosa da imparare, per così dire, “a tavolino”?

«Ci sono problematiche all’interno del discorso ecclesiale, ed altre di carattere giuridico-amministrativo, in quanto il parroco è pur sempre un legale rappresentante. E’ chiaro però che il vero banco di prova è l’incontro con le persone.»

C’è qualcosa che l’ha sorpresa nell’impatto con la sua nuova realtà?

« La capacità di Rogoredo di essere un quartiere solidale. C’è  attenzione ai problemi del prossimo, anche se le sfide sono quelle dell’accoglienza di nuovi arrivati, soprattutto nei quartieri nuovi. Santa Giulia rappresenta  una bella fetta di popolazione in più. E non si può trascurare la realtà dell’immigrazione, soprattutto nelle zone più disagiate, come San Martino. Ma fortunatamente non ho mai incontrato solitudine.»

Proprio stamattina era a San Martino per una diretta televisiva.

«Rai Regione si è mossa su segnalazione degli abitanti,che denunciano uno stato di abbandono del territorio, soprattutto per la mancanza di vigilanza. Si sentono un po’ a metà fra San Donato e Milano, tagliati come sono dalla tangenziale. Anche se loro sottolineano sempre che la frazione è San Martino di Rogoredo. L’appartenenza è sentita soprattutto nelle vecchie generazioni. Il vero problema è quello dell’integrazione, dal momento che la presenza di stranieri qui è preponderante. La Chiesa è presente sul territorio, e la cappellina a volte è l’unico punto di incontro: la domenica la gente sa che c’è la messa delle 9.»

Che impressione si è fatto del nuovo quartiere di Santa Giulia?

«Alla benedizione delle case dava l’impressione di un quartiere semi-abitato, con i tipici inconvenienti legati a viabilità e servizi non ancora operativi, ma in questi mesi si sono visti notevoli miglioramenti. Ci sono anche esperimenti interessanti, come la casa omotica, un appartamento attrezzato per le disabilità che permette di abitarlo anche con un minimo o nessuna assistenza, ed è attivo presso uno stabile della cooperativa delle Acli in via Melotti.»

Quali punti di forza ha trovato nella realtà dell’Oratorio?

«E’ un oratorio che serve il territorio con un progetto educativo strutturato, non è solo un “parcheggio” per ragazzi. In più c’è la forte presenza dell’Associazione Teatrale Rogoredo Vivere, che a vari livelli coinvolge i ragazzi. E’ una proposta giovanile rivolta a tutta la zona Vigentino.»

Ci rivediamo fra cinque anni. Io, don Marco, sono orgoglioso di avere fatto… ?

«Stare insieme la gente, educando a uno sguardo positivo sulla realtà. Dobbiamo avere il coraggio di andare controcorrente, di uscire fuori da un pensiero negativo che ha sicuramente le sue ragioni, ma nella realtà della vita quotidiana dobbiamo riconoscere il tanto di bene di soggetti belli di cui si parla poco: gli oratori, le associazioni, e le realtà nate da intuizioni di singoli.»

 

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