L'aria si fa amara. Anzi, Brusca.

04.05.2011 15:21

«Una trattativa più una trattativa fa due trattative». Così scriveva Marco Travaglio sei mesi fa (www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/da-quando-si-crede-un-esperto-di-mafia/79076/), a commento della traballante logica con cui i corifei di provata fede esultavano alla confessione dell’ex ministro Conso: la sua auto-chiamata in correo scagionava Berlusconi da ogni possibile collusione mafiosa. Come se ci si potesse rasserenare nello scoprire che l’ombra del dialogo con Cosa Nostra lambisse anche i vertici dello Stato, purché di sinistra.

E se oggi le dichiarazioni tutte da verificare di un pluriomicida coinvolgono un ex ministro e un ex senatore, sul nome del primo si è riversata l’attenzione dei media (ricordo peraltro che fresca di oggi è la retrocessione del nostro paese dal 72° al 75° posto nella classifica della libertà di stampa), mentre sull’ennesimo richiamo al secondo rimane un discreto riserbo. Forse perché ormai accostare Dell’Utri alla mafia non fa più notizia.

Forse perché ben lontana è l’attenzione del suo sodale, dell’uomo la cui integrità compromessa è da difendere a tutti i costi, pena la perdita delle lussuose prebende elargite.

Di cosa si preoccupa dunque l’interlocutore di Dell’Utri, se non di rendere definitivamente conto dei suoi rapporti con Cosa Nostra ai tempi della nascita del suo impero, e con Vittorio Mangano ai tempi della fondazione di quello politico?

Del pericolosissimo Giuliano Pisapia.

Con l’acqua alla gola, incapaci di giustificare i fallimenti degli ultimi cinque anni di amministrazione Moratti (per tacere dei precedenti quindici), Silvio Berlusconi dà sfogo alla consueto repertorio antisinistre, dalle tasse alla sicurezza, dalla droga all’aborto: cittadini, attenti ai vostri beni e ai vostri cari (rigorosamente in quest’ordine).

Gli fa eco donna Letizia, che sulla scia di una moda inaugurata dai loro cani da notizia, pone al suo antagonista dieci domande. Scomode, dal di lei punto di vista: in pratica chiede conto a Pisapia delle sue posizioni, dei suoi convincimenti, delle sue dichiarazioni.

Non sappiamo se sia giusto che Giuliano caschi nel tranello, e dia corda al gioco della Moratti di distrarre l’opinione pubblica dalle sue responsabilità di pessimo sindaco.

Siamo certi però che, se anche Giuliano dovesse rispondere a ciascuna di quelle domande, non avrebbe nulla di cui vergognarsi.

A differenza delle dieci (più dieci, più dieci, più dieci…) domande che inseguono il suo capo, a cui nessuna risposta sincera potrà mai dare soddisfazione.

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