Lettera ai miei concittadini

20.04.2011 14:23

Care amiche, cari amici dal quartiere Santa Giulia,

mi tocca parlarvi di politica.

Politica, non propaganda: poiché la base dell’agire politico è l’esigenza di regolamentare le cose comuni, e con questa esigenza ci siamo confrontati dal momento stesso in cui abbiamo deciso di condividere l’avventura del nuovo quartiere.

Mi sarebbe piaciuto scrivere “bene comune”, e non cose comuni, ma il caso di Santa Giulia è il più evidente esempio di come un progetto nato per il bene della città e dei suoi abitanti si sia trasformato in una succulenta aspettativa immobiliare solo per pochi scaltri soggetti.

Abbiamo vissuto sulla nostra pelle il fallimento delle velleità narcisistiche di un’amministrazione inconcludente, incapace di offrire soluzioni a problemi da essa stessa generati: adesso chiediamo giustamente un cambiamento.

Noi sappiamo bene cosa significhi questa parola, poiché la nostra realtà nasce proprio dalla comune volontà di cambiare: non ci siamo semplicemente trasferiti, ma abbiamo deciso di essere parte della nascita di una comunità del tutto nuova.

Questa comunità ha finora subito le decisioni di chi ha creduto, sbagliando, di avere compiuto le scelte migliori. Oggi abbiamo la possibilità di partecipare a queste scelte, eleggendo per la prima volta nostri diretti rappresentanti.

Ho scelto di candidarmi alla carica di Consigliere di Zona, un ruolo che rappresenta di fatto la voce dei cittadini all’interno delle istituzioni. E ho scelto di farlo da indipendente nelle liste del Partito Democratico, perché, tralasciando ora considerazioni ideali, è l’unica forza politica che si è dimostrata sempre presente nel quartiere, dialogando con i residenti, condividendo i problemi, lottando per risolverli e favorendo le iniziative.

Chiedo la vostra fiducia.

Per ora prometto solo la massima disponibilità e la massima trasparenza: se qualcuno già mi conosce in quartiere, è perché ho speso la mia credibilità raccontandone la realtà, nei modi e con i mezzi a mia disposizione, con onestà e attenzione.

Perché fra tutte le disavventure che ci sono capitate, l’esperienza più frustrante è stata vivere  il senso di abbandono da parte di chi ci avrebbe dovuto rappresentare, il senso di impotenza di fronte alla cortina che ha avvolto e protetto le incapacità istituzionali.

Perché questo non accada più, occorre che la politica smetta di essere un privilegio di casta, ma torni a essere uno strumento di rappresentanza e democrazia.

Con amicizia.

Alessandro Nardin

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