Romanzo di una strage

25.04.2012 18:09

E’ solo un film, dirà qualcuno. E’ già stato detto, da più fronti, quasi a volerne smorzare l’effetto. Ma nello scorrere quotidiano della vita delle persone, fermarsi a ricordare è una tappa che saltuariamente anche i mass media costringono ad affrontare.

E’ solo un film, avranno detto i giovani, che forse hanno solo sentito nominare qual luogo, piazza Fontana. E’ solo un film, hanno avuto modo di dire a più voci tutti coloro che in qualche modo sono stati toccati dalla tragedia. Tutti coloro che devono avere qualcosa da dire, anche se volutamente  accantonato, per una precisa volontà di allontanarsi dall’incomprensibile violenza umana.

«Finalmente ne fanno un film, ho pensato appena l’ho saputo. Era da molto che mi chiedevo se mai lo avrebbero fatto.»

Questo invece ha detto Flavio Nardin, placido pensionato milanese, sposato, con quattro figli e tre nipoti. Il 12 dicembre del 1969 la moglie Caterina lo aspettava assieme al figlio maggiore, incinta del secondo. A rendere più frenetica l’attesa, sono state le scomposte telefonate di amici e parenti che le annunciavano che qualcosa di brutto era capitato nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Dove Flavio lavorava.

Chissà cosa ha pensato quando, di lì a poco, il marito le si è presentato a casa in camicia, senza cappotto, con la fronte sporca del sangue di neppure lui sapeva chi. Per gli impiegati del primo piano, solo pochi graffi. Per i disperati nell’atrio al piano terra, l’apocalisse.

«Si lavorava intorno agli assegni.» Ci racconta Flavio. «A un certo punto, sentiamo un grandissimo botto: la prima cosa che ricordo, è che d’un tratto sono spariti tutti i vetri. Abbiamo pensato subito fosse esplosa la caldaia.»

Già, la caldaia. Impossibile pensare al biglietto da visita dell’eversione. Impossibile pensare che qualcuno, senza apparente motivo, nella libera Italia, avesse pianificato la morte di diciotto sconosciuti.

«Nessuno ha guardato di sotto, non io di certo: ho pensato solo a uscire di lì e tornare a casa, e così com’ero sono salito in metropolitana. Era andata via la luce, per fortuna, aggiungo io: chissà che orrore ci si sarebbe offerto altrimenti.»

Flavio era un impiegato, un cittadino comune la cui vita è stata fortunatamente solo sfiorata da disegni più grandi di lui. Lo stesso giorno dell’intervista, è giunta la notizia che la corte d’Appello di Brescia ha confermato tutte le assoluzioni in primo grado per gli imputati neofascisti della strage di Piazza della Loggia.

(pubblicato su 7giorni del aprile)

«L’idea che mi son fatto è che i servizi segreti deviati, che allora avevano manovrato gli estremisti di destra e di sinistra, sono riusciti a mandare i processi tanto in là in modo che la verità non venga mai a galla.»

Con questo seno di frustrazione nel cuore, una società civile intera fa spallucce, rassegnandosi alla propria impotenza.

Intanto, almeno, andiamo a vedere un film. Dopotutto, è solo un film.

(pubblicato su 7giorni del aprile 2012)

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