Sui cinque referendum comunali

06.06.2011 08:58

 Cari concittadini, un ultimo sforzo.

Detto così suona male, perché partecipare alla vita civile della propria comunità non dovrebbe essere considerato un sacrificio, ma un privilegio. Purtroppo la politica italiana non ha mai dato una bella immagine di sé, quindi essere chiamati alle urne per la terza volta in quattro settimane può risultare ai più come una seccatura, se non come un segno di arroganza del potere. Non è così, e lo abbiamo dimostrato scegliendo a larga maggioranza il cambiamento, in barba ai proclami terroristici di una cosca che considerava il proprio potere una grazia di dio, piuttosto che un volere del popolo.

Domenica 12 e lunedì 13 dovremo confermare ancora una volta la nostra volontà di vivere una Milano capace di misurare il proprio presente guardando al futuro. Quello che stiamo costruendo oggi è la città dove vorremmo vederci bambini domani. E’ la Milano che vogliamo regalare ai nostri figli.

Abbiamo 5 risposte da dare. Liberi di scegliere, come è giusto che sia. Ma io voterò 5 sì.

Sì a una Milano fruibile: decongestionare zone nevralgiche della città incentivando all’uso dei mezzi pubblici è una priorità, per adeguare Milano agli standard europei. Pedonalizzare il centro storico permetterebbe di riconquistare spazi alla vivibilità e al turismo. Guardare per credere l’obbrobrio del parcheggio in via Brisa, in casa dell’imperatore.

Sì a una Milano verde: costruire pensando alla qualità della vita è un obbligo. Qualunque piano di intervento non può prescindere da aree verdi, integrate nel tessuto urbano, a disposizione di tutti, in primo luogo delle famiglie. Il verde non è un riempitivo: chi scrive, vede dalle sue finestre uno splendido parco, in cui però non può entrare, perché qualcuno ha pensato bene di considerarlo un deposito di rifiuti.

Sì a una Milano prestigiosa: nel 2015 Milano sarà il centro del mondo produttivo. Abbiamo vinto l’assegnazione dell’Expo con un progetto stupefacente: l’orto planetario. Piccole logiche corporative e miopia imprenditoriale si sono portate via il nostro sogno. Questo quesito è un primo passo per riprendercelo: abbiamo l’onore di farlo noi per primi. Ciò che realizzeremo per l’Expo a Milano rimarrà a Milano e ai milanesi. E a tutti coloro che dal mondo vorranno venire a condividerlo con noi.

Sì a una Milano respirabile: l’obsolescenza degli impianti di riscaldamento dei palazzi è la prima causa di inquinamento in città. Adeguarli ai nuovi standard è una priorità non più rimandabile.

Sì a una Milano bella: Milano città d’acqua. Aveva il coraggio di scriverlo neo sul libello l’ex sindaco, sotto i cui occhi è svaporata perfino l’idea di mantenere vivi i “nuovi navigli” dell’area Expo. Intanto la darsena è asciutta, la conca di Viarenna versa in condizioni pietose, e ancora non si vede uno straccio di piano per regolamentare la zona dei navigli. Passeggiate lungo la cerchia interna, e ammirate le case un tempo costruite per fare da cornice al corso d’acqua: chi non vorrebbe vederle riflesse nei canali che hanno reso unica Milano? Un centro pedonale è un centro in cui si può e si deve fare di tutto per riscoprire la nostra storia e la nostra bellezza. Riaprire i navigli non è un vezzo, è un’esigenza. Ce lo chiede la città, ce lo chiede il mondo.

 

 

 

 

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